2. Sul perché investire è meglio che accumulare soldi sul conto corrente (spoiler: la ricchezza non cresce nel cassetto) – prima parte

Disclaimer: i contenuti hanno finalità informativa generale e non costituiscono raccomandazioni e/o consigli personalizzati. Investire comporta rischi di perdita.

6–10 minuti
  1. Introduzione
  2. Compra un pallone prima di giocare a calcio
  3. Ai killer piacciono le torte di mele
  4. Conclusione

Introduzione

Immagina per un attimo di essere finalmente riuscito a comprare la casa dei tuoi sogni, quella con quel grande spazio esterno che tanto desideravi. Ci sei già affezionato. Ti riprometti di curarlo, valorizzarlo e farlo diventare la tua personalissima oasi di pace. Cominci quindi a strappare le erbacce, pulire, rassettare. Dopo qualche mese, con non poca soddisfazione, ti rendi conto che appare in splendida forma. Ma manca ancora qualcosa. Delle bellissime piante che arricchiscano il tutto di un verde rigoglioso. La domanda – retorica – fa capolino spontaneamente nella testa: se non pianto qualcosa, cosa mai potrà crescere in questo giardino? Assolutamente nulla…

Il giardinaggio, si sa, richiede dedizione, disciplina e ci insegna indirettamente il potere dell’azione paziente. Anche in finanza è così, i risultati duraturi non sono raggiungibili facilmente e si ottengono solo a certe condizioni.

Il punto di partenza sono i nostri risparmi. Ovvio no? Un po’ come giocare la partita di calcetto del lunedì sera senza palla… Quali strategie degne della nazionale di Lippi del 2006 potremmo mai attuare? Manca l’ingrediente principale, tutti a casa. Starai pensando: “e chi ce li ha dei risparmi da investire… ma per favore… già è molto se riesco ad arrivare a fine mese!”. Complimenti, hai già terminato la lettura. Se pensi di non riuscire a racimolare nemmeno 100 euro al mese, lascia stare, game over.

Se però, leggendo queste parole, una flebile vocina nella tua mente ti dicesse: “ma davvero tutte quelle maledette spese che ogni volta mi azzerano lo stipendio sono necessarie? Non posso eliminare qualcosa?” Allora forse c’è speranza e puoi proseguire.

Compra un pallone prima di giocare a calcio

Una delle variabili più importanti dell’investire, nonché la più controllabile, corrisponde proprio alla somma che riusciamo a destinare a questo scopo. E se questa non ci è piovuta addosso per una vincita al superenalotto o al lotto dei genitori (mediamente molto più remunerativo), l’unica alternativa che rimane è quella di preservare pazientemente ogni mese una parte delle nostre entrate. Potresti essere il tipo di persona a cui questo autentico miracolo accade quasi naturalmente senza sforzo o potresti invece non avere la minima idea di come riuscirci. Poco importa, se lo vuoi davvero, qualsiasi mese è quello giusto per cominciare. La prima cosa da fare è quella di tracciare i flussi finanziari, in particolare quelli in uscita. Ormai gli strumenti per farlo sono tantissimi, dalle piattaforme stesse delle banche (Fineco ad es. offre Money Map) fino alle numerose app di finanza personale, con modalità di tracciamento anche automatiche (lo so che non ti piace fare fatica…). Personalmente, dopo averne provate diverse, mi trovo molto bene con Wallet – Finanza personale di BudgetBakers su IPhone, ma ce ne sono altre altrettanto valide. Quindi scegli la soluzione più adatta a te e inizia.

Ti do un consiglio che può essere utile per individuare le spese da sacrificare sull’altare del risparmio. Prova a tracciare nel modo che preferisci le tue uscite di un mese, annotando importo, tipologia e se si tratta o meno di spesa ricorrente. Assegna poi ad ognuna un punteggio da 5 a 1 in base a quanto ritieni importante spendere soldi in quella specifica cosa. Quando alla fine del mese hai il quadro completo, individua le spese ricorrenti con il minor punteggio (a partire da 1 ovviamente) e decidi quali eliminare per poter investire un importo equivalente. Non sarà la cosa più divertente del mondo da fare, ma, se vogliamo ottenere risultati fuori dalla media, dobbiamo fare cose fuori dalla media.

Ai killer piacciono le torte di mele

Ora saliamo a bordo della mitica DeLorean (se non sai cos’è mi rifiuto di dirtelo, usa Google per favore) e facciamo un salto in un futuro ipotetico in cui sei riuscito a diventare un efficiente risparmiatore. Accedendo al tuo internet banking e vedendo il saldo sei finalmente pervaso da un senso di tranquillità, una pace interiore qualche tempo fa inimmaginabile che ti fa pensare: “questi li ho messi al sicuro!”. Ti capisco, è confortante, ma c’è un ma ed è grande come una casa. Centra un killer silenzioso che ogni giorno agisce indisturbato e che fa perdere valore ai tuoi soldi. Sto parlando di lei naturalmente, la famigerata inflazione. In pratica, mentre tu sei inebriato da un falso senso di sicurezza, il potere d’acquisto dei tuoi risparmi piano piano, senza fare troppo rumore, diminuisce.

E ne fa davvero poco di rumore, o forse sarebbe meglio affermare che non siamo disponibili a sentirlo. Infatti non si può certo dire che non se ne senta parlare sui media, soprattutto in questo periodo. Però molti, nonostante si rendano conto di questa dinamica, poi non agiscono di conseguenza. Qui probabilmente perciò centrano aspetti più comportamentali che culturali. Si sa infatti, siamo essere in parte (più o meno grande a seconda dei casi) irrazionali e non sempre agiamo secondo logica (figuriamoci matematica e statistica…). Anche per questo, come ho già avuto modo di accennare, e come continuerò sempre a ripetere, fare scelte finanziariamente vincenti è prerogativa di poche persone. Quelle poche che riescono a mantenere la rotta (agire razionale) navigando in acque agitate (input emotivi).

Ma torniamo a lei: a parte report, definizioni tecniche e modelli, in fondo in fondo cos’è davvero l’inflazione? Immagina di dover sfornare il tuo cavallo di battaglia per un’occasione speciale, una deliziosa torta di mele. Così ti rechi al mercato per recuperare l’ingrediente principale. Giri tutti i banchi ma delle mele nemmeno l’ombra. Il tempo scorre e tu sei sempre più in ansia. Ad un certo punto, finalmente, vedi l’ultimo sacchetto da 5 kg di tutta la “piazza”. Però, nello stesso momento in cui, eccitato come un concorrente di masterchef, ti avvicini alla cassetta e stai per prendere la confezione, un’altra persona ti anticipa di qualche decimo di secondo. Prima rimani di ghiaccio, poi, superato lo shock, decidi di combattere per la tua torta. Allora ti viene quasi spontaneamente un’idea geniale: il sacchetto costa 3 euro e tu proponi al venditore 5 euro. Peccato che anche il tuo nemico ci tenga tanto a portarsi a casa quelle mele e così rilancia a 7 euro. Si innesca una piccola battaglia che alla fin fine riesci a vincere sborsando ben 15 euro, con somma gioia del mercante.

Ovviamente si tratta di un’esagerazione irrealistica, ma dovrebbe chiarire bene il motivo di fondo per cui il prezzo di ogni bene può salire. Quando la domanda (tutte le persone che vogliono le mele per la torta) supera l’offerta (tutti i commercianti che vendono le mele) accade proprio questo. In altre parole, si tratta della stessa dinamica che si ripete per un numero ennesimo di volte e genera un effetto complessivo sul mercato di quel bene. Fissato questo concetto, facciamo un passo successivo nel ragionamento. Tornando al nostro esempio, se foste partiti da casa con 20 euro, arrivati al mercato inizialmente avreste potuto comperarvi 6 confezioni, ma, dopo la battaglia all’ultima mela, solamente 1 confezione! Eccola qui, vista da vicino; questa è inflazione! Il nostro denaro che perde potere d’acquisto perché i prezzi dei beni aumentano.

Il motivo per cui questo avviene naturalmente non è la necessità di dover cucinare tante torte (o meglio non solo). Togliendo dall’equazione le motivazioni soggettive per cui ognuno di noi intende acquistare determinati beni, quello che influisce in maniera diretta sulla crescita dei prezzi è la quantità di denaro disponibile. In un mercato questa può aumentare per la crescita economica (ovvero incremento della ricchezza degli individui al suo interno) o per la politica monetaria accomodante (ovvero fissazione da parte delle Banche Centrali di interessi bassi sui prestiti). Più denaro è disponibile in un mercato, più gli agenti di quel mercato tendenzialmente ne spenderanno, generando una pressione al rialzo sui prezzi; dovuta anche al fatto che, quantomeno in un primo momento, la quantità disponibile di beni è sempre la stessa (l’unica confezione di mele al mercato del nostro esempio).

Chiariti questi aspetti, vediamo i numeri per rendere il tutto immediatamente più concreto. Immaginiamo di avere 10.000 euro oggi e di lasciarli fermi, senza investirli, per 30 anni. Con un tasso d’inflazione del 2% annuo, quanto varranno realmente questi soldi tra tre decenni? Poco più della metà! E considerate che abbiamo preso un livello del tasso considerato “sano” e che infatti corrisponde all’obiettivo dichiarato della politica monetaria di Banche Centrali come la FED o la BCE. Si tratta cioè del valore ideale e come tutti i desideri difficilmente si realizza. Se consideriamo gli ultimi 50 anni in Europa, possiamo stimare indicativamente un’inflazione media più vicina al 4%, ossia del doppio. I 10.000 euro di prima si dimezzerebbero in poco più di 15 anni.

Conclusione

Adesso vi è più chiaro il motivo per cui non possiamo permetterci di non investire? Cosa? Hai detto che non ti sembra abbastanza? Pensi che in fondo i tuoi soldi siano più sicuri in Banca dove sono a fare la muffa? Ok allora ci rinuncio, passo e chiudo. No dai, resisto e rilancio. Nel prossimo articolo ti racconterò un’altra storia molto interessante che ti darà una ragione in più per smettere di rimanere fermo.

Stay tuned!

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