5. Azioni: business nelle tue mani – seconda parte

Disclaimer: i contenuti hanno finalità informativa generale e non costituiscono raccomandazioni e/o consigli personalizzati. Investire comporta rischi di perdita.

9–14 minuti
  1. Introduzione
  2. Lo voglio anche io!
  3. Captain America
  4. Le frazioni che ti fanno guadagnare
  5. Two gust is megl che one
  6. Conclusione

Introduzione

Ed eccoci alla seconda parte del nostro approfondimento sul mondo delle azioni. Nell’articolo 4 ne abbiamo esplorato la natura e visto come, quali unità minime standardizzate, siano il mattoncino (Lego) fondamentale sul quale si sviluppano le grandi SPA. Abbiamo poi visto da vicino cosa sono e come funzionano i mercati borsistici all’interno dei quali vengono scambiate, capendo che svolgono un ruolo fondamentale nell’assicurare accessibilità e liquidità.

Ora entreremo nel merito delle dinamiche finanziarie che riguardano questo asset: come si forma il prezzo di un’azione? Quali tipi di ritorno può ottenere un investitore? E come diversificare?

Preparati insomma per una discesa nel cuore pulsante del mercato azionario.

Lo voglio anche io!

Abbiamo già affrontato il meccanismo di interazione tra domanda e offerta, vedendo come determini il prezzo di qualsiasi bene, quando abbiamo parlato dell’inflazione nell’articolo 2. In quel caso si trattava dell’ultimo sacchetto di mele disponibile in tutto il mercato, che tu e un’altra persona vi contendevate a suon di rialzi del prezzo davanti agli occhi increduli del fortunato commerciante. Vale per ogni contesto in cui più acquirenti sono interessati a accaparrarsi lo stesso oggetto. Se in tanti vogliono comprare, la domanda è alta e il prezzo salirà (tradotto, “lo voglio anche io”). Al contrario, se pochi vogliono acquistare o, comunque, molti vogliono vendere, l’offerta è alta e il prezzo scenderà (tradotto, “tienitelo pure”).

La somma di ogni singola transazione è uguale all’effetto complessivo sul movimento del prezzo. Il meccanismo in alcuni casi è particolarmente sensibile agli eventi esterni; perciò, le fluttuazioni che ne derivano possono essere consistenti, rapide e imprevedibili. È una caratteristica propria degli asset finanziari in generale e delle azioni in particolare; ma qual è il motivo?

Bisogna considerare le specificità di questi particolari beni; non stiamo infatti parlando di qualcosa di tangibile e costante. Utilizziamo il solito parallelismo con gli immobili per capire meglio. Il valore di una casa è dato da una serie di caratteristiche come ad es. localizzazione, grandezza, età, stato manutentivo, performance energetica e via dicendo. Qualità che ne determinano la desiderabilità per il mercato di riferimento e, in ultima istanza, il prezzo. Evidentemente tutti questi elementi non mutano nel breve termine, sono necessari diversi anni prima che un immobile non sia più considerato di nuova costruzione o che lo stato manutentivo deteriori ad esempio. Ciò conferisce al loro prezzo una variabilità minore rispetto ad altri beni a parità di lasso temporale considerato.

Con le azioni possiamo dire di trovarci all’estremo opposto. Partendo dal presupposto che, come abbiamo appreso, sono pezzi di una determinata società, mi sembra intuitivo comprendere che il loro valore dipenda dall’andamento della stessa. Senza scendere troppo nel dettaglio, si può affermare che – tendenzialmente – quanto più una società va bene, tanto più il mercato vorrà farne parte. Si perché, ad esempio, diventare soci di un’impresa florida apre la strada alla possibilità di incassare una parte degli utili dalla stessa distribuiti. E questa prospettiva è il frutto sia di valutazioni attuali, sia di pronostici futuri.

Mi spiego meglio. Potresti voler comprare azioni di un’azienda sulla base del fatto che si tratta di una realtà consolidata nel settore di riferimento, garanzia di qualità per il proprio pubblico, con un track record di risultati economici sempre positivo nel recente passato. Così come, potresti voler far lo stesso con una società relativamente giovane, che attualmente non realizza utili, ma che, ben finanziata, ha incredibili prospettive di crescita nell’imminente futuro. Un business altamente innovativo che potrebbe letteralmente esplodere, stravolgendo in positivo il bilancio. Da una parte abbiamo una valutazione basata prevalentemente su dati passati e presenti, dall’altra su previsioni future.

Normalmente, entrambe queste componenti vengono incorporate nel prezzo delle azioni, concorrendo a determinarne l’andamento. Salta all’occhio che, a differenza di quanto visto con gli immobili, gli elementi rilevanti qui siano per loro natura mutevoli e in continuo cambiamento. Eventi come la pubblicazione di bilanci, il lancio di nuovi progetti, il cambiamento del management, oppure ancora, fatti economici quali la politica monetaria, la fissazione dei tassi d’interesse, l’inflazione, hanno tutti il potere di variare il corso delle quotazioni azionarie letteralmente da un giorno all’altro; e anche di bel po’!

Volendo generalizzare e semplificare, si può dire che, questi intensi movimenti, che caratterizzano il mondo azionario, siano il risultato combinato del sentimento di mercato e della valutazione dei fondamentali delle società (ovvero la loro salute economica). Infatti, anche se un’azienda presenta ottimi fondamentali, il prezzo delle sue azioni può crollare in un periodo di pessimismo generale o in caso di panico. Al contrario, una bolla speculativa può far gonfiare il valore dei titoli, generando uno scollamento importante rispetto ai fondamentali.

Captain America

Bene, analizzato il meccanismo che determina il prezzo delle azioni, entriamo ora nel vivo del nostro approfondimento per affrontare la parte più interessante: per quale motivo dovremmo investire i nostri risparmi in azioni? Cosa in concreto può contribuire ad arricchirci? La risposta è semplice e tira in ballo due facce della stessa medaglia: capital gain e dividendi. No, non hanno niente a che vedere né con captain america, né con le frazioni. Anche se, a ben vedere, qualche super potere ce l’hanno anche loro. Stiamo parlando delle principali fonti di rendimento legate a questi asset, la cui comprensione è essenziale per costruire strategie d’investimento efficaci e allineate ai propri obiettivi finanziari.

Il capital gain, o guadagno in conto capitale, rappresenta l’incremento di valore di un’azione rispetto al prezzo al quale l’hai acquistata. Se compri un’azione a 10 euro e, dopo un certo periodo, il suo valore sale a 15 euro, in caso di vendita realizzi un capital gain (lordo) di 5 euro. Un guadagno che si materializza solo al momento della vendita; fino ad allora, rimane un profitto “potenziale” soggetto alle fluttuazioni del mercato. Vale anche dal lato passivo: fino a che un determinato titolo in perdita non viene venduto, questa non incide realmente sul patrimonio del suo possessore, che può sempre sperare in un futuro ribaltamento del corso azionario.

Non esistono garanzie di riuscire a fare capital gain. Al contrario, sulla carta c’è il rischio di azzerare completamente il patrimonio investito in azioni. Tornando all’esempio di poco fa, se, a seguito della pubblicazione da parte della società emittente di un profit warning, ossia di una stima degli utili al ribasso, il titolo perdesse di colpo il 70% il nuovo valore dell’azione sarebbe di soli 3 euro!

Anche quando le cose vanno bene però non tutto il guadagno realizzato finisce nelle nostre tasche. Scommetto che hai già capito a cosa mi riferisco vero? Come in tanti altri aspetti della vita economica, anche qui, papà Stato non poteva mancare. La sua ingombrante presenza è sempre pronta a rovinare – solo in parte fortunatamente – la festa di noi piccoli investitori. Come? Semplicemente salendo sul carro degli vincitori con un balzo degno di una pubblicità dell’olio Cuore e pretendendo parte del malloppo. I capital gain rientrano infatti tra i redditi diversi di cui all’art. 67 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e come tali sono tassati con aliquota standard del 26%. Non poca roba insomma: realizzando un guadagno di 1.000 euro, 260 euro finirebbero nella casse pubbliche.

Le frazioni che ti fanno guadagnare

Venendo a quella che abbiamo definito l’altra faccia della stessa medaglia, analizziamo ora i dividendi. So che leggendo questa parola si è improvvisamente materializzato nella tua mente il volto dell’insegnate di matematica del liceo, che, come un incubo durante una tranquilla dormita del weekend, ha agitato i tuoi pensieri. Ma non ti preoccupare, per il momento sei salvo; non dovrai resuscitare nessuno di quei concetti morti e sepolti.

Quando parliamo di dividendi intendiamo banalmente la quota degli utili che una società decide di distribuire ai suoi azionisti. Non tutte le aziende scelgono di farlo; alcune preferiscono reinvestire gli utili per sostenere la crescita e lo sviluppo del business. Dipende dalle politiche interne e dalle condizioni di mercato. Più in particolare, Il managment elabora il bilancio e può proporre una destinazione degli utili, l’assemblea ordinaria poi ha la competenza di decidere.

Le società che distribuiscono dividendi possono farlo con diverse frequenze: trimestralmente, semestralmente o annualmente. I dividendi possono essere erogati in contanti o sotto forma di azioni aggiuntive. In alcuni casi, le aziende possono distribuire dividendi straordinari, spesso legati a eventi particolari come la vendita di un asset significativo.

Fiscalmente parlando i dividendi sono considerati redditi di capitale di cui all’art. 44 del TUIR, ma come i capital gain sono tassati con un’aliquota del 26%. L’imposta viene generalmente trattenuta alla fonte, quindi l’importo che ricevi è già al netto del dovuto.

Two gust is megl che one

Se dovessimo riassumere quanto sin qui detto con un’equazione, potremmo scrivere: rendimento totale = rendimento da capital gain + rendimento da dividendo.

Esemplifichiamo il concetto senza troppi giri di parole per chiarirci velocemente. Nel 2020, forse in preda a qualche delirio dovuto alla pandemia di Covid-19, hai deciso di investire 10.000 euro invece di usarli come acconto per una nuova automobile (da saldare poi con comode rate di diverse centinaia di euro al mese…). Anche se non sai niente di bilanci e analisi dei fondamentali, dopo aver letto un articolo su un giornale finanziario, ti convinci a comprare le azioni della società “Horizon”, una famigerata impresa tech americana. Parleremo in un successivo articolo di quanto sia pericoloso e controproducente questo modo di investire per il risparmiatore medio retail, ma nel nostro esempio la frittata è fatta, ormai hai comprato il titolo. Sei fortunato, per questa volta ti va bene: non solo ricevi un rendimento del 3% per 3 anni (detto tecnicamente Dividend Yield) ma, quando nel 2024 decidi di vendere, ottieni un capital gain del 50% (disclaimer: si tratta ovviamente di una semplificazione funzionale a rendere più comprensibile la dinamica di base). Usiamo excel per rappresentare il tutto graficamente:

Ed ecco qua in tabella il risultato del tuo colpo di fortuna… anzi scusa, intendevo dire del tuo incredibile fiuto per gli investimenti. A fronte di un esborso iniziale di 10.000 euro tra rendimenti e capital gain ottieni in 4 anni ben 5.900 euro di ritorno totale, ossia una crescita del capitale del 59%; bel colpo davvero, complimenti!

Volendo addentraci un po’ più nel tecnico (non preoccuparti, anche di questo parleremo più approfonditamente molto presto), questo 59% equivale a un tasso interno di rendimento del 12,72% e a un compound annual growth rate (tasso di interesse composto) totale del 12,29%. In altre parole, essendo che il 59% rappresenta la performance assoluta realizzata in 4 anni, il secondo indicatore ci dice a quale tasso di interesse composto (vedi l’articolo 1 per un approfondimento sul tema) è cresciuto anno per anno il nostro capitale. Anche il primo fa lo stesso, ma in maniera ancora più precisa. Questo perché, quando abbiamo una serie di flussi di cassa periodici, non solo è importante la loro entità, ma anche il tempo in cui vengono percepiti. Un conto è aspettare il periodo finale per ricevere capitale e interessi, altro è beneficiare di pagamenti intermedi. Per dirla semplice, prima i nostri soldi (e i relativi guadagni) ritornano nelle nostre tasche meglio è! E il Tir tiene in considerazione questo aspetto; per il momento vi basti sapere questo.

Come puoi immaginare, è tutt’altro che semplice selezionare azioni che realizzino ritorni su entrambi i fronti, dividendi e capital gain. Tante volte capita che si debba al contrario puntare più sull’uno o sull’altro aspetto. E ciò dipende ovviamente da diversi fattori, come gli obiettivi finanziari e la strategia d’investimento.

Un investitore orientato alla crescita del capitale potrebbe preferire aziende che reinvestono i propri utili per espandersi, anche se non distribuiscono dividendi. Queste società, spesso appartenenti a settori innovativi come la tecnologia, hanno il potenziale per aumentare significativamente il valore delle loro azioni nel tempo.

D’altro canto, volendo privilegiare la percezione di un reddito regolare, le aziende che distribuiscono dividendi potrebbero essere più adatte. Settori come le utility o le telecomunicazioni sono noti per offrire dividendi stabili, grazie a flussi di cassa costanti e prevedibili. Questo approccio è spesso preferito da investitori che desiderano integrare il proprio reddito o che hanno una tolleranza al rischio più bassa.

Una diversificazione del portafoglio che includa sia azioni orientate alla crescita sia titoli che offrono dividendi può aiutare a bilanciare il rischio e a sfruttare diverse opportunità di mercato.

Disclaimer: chiaramente queste indicazioni si riferiscono all’operatività di investitori professionali in grado di valutare adeguatamente gli aspetti rilevanti e sono state utilizzate a scopo esplicativo, per far meglio comprendere i concetti in discussione.

Conclusione

Con questa seconda e ultima parte del nostro approfondimento dedicato al mondo delle azioni, abbiamo capito meglio come si forma il loro prezzo all’interno dei mercati borsistici e cosa in particolare può aiutarci a far crescere i nostri soldi. Capital gain e dividendi sono due fonti di rendimento che offrono opportunità e presentano sfide da affrontare con consapevolezza e preparazione.

Non esiste una strategia universale valida per tutti. La scelta dipende da una combinazione di fattori personali, tra cui obiettivi finanziari, tolleranza al rischio e esigenze di liquidità. Informarsi, restare aggiornati e affidarsi a professionisti del settore sono passi essenziali per prendere decisioni d’investimento ponderate e allineate alle proprie aspettative.

Stay tuned!

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Nota: le informazioni condivise sono di natura generale; eventuali valutazioni operative richiedono le verifiche e la documentazione previste.

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