Introduzione
Nella prima parte di questo approfondimento sulle obbligazioni, abbiamo capito più da vicino cosa sono e quali caratteristiche hanno. Si è visto che si comportano diversamente dalle azioni e che, anche per questo, possono essere un ottimo strumento da inserire nel portafoglio.
Forse avrai pensato: “perché mai investire in altro oltre alle obbligazioni? Mi sembrano sicure e stabili, con pagamenti periodici, ritorno del capitale, poco stress… cosa volere di più?”.
Domanda lecita, ma, come sempre succede, le cose non sono mai o bianche o nere nella realtà. Sono diverse le sfumature da tenere in considerazione. Bisogna quindi comprendere quali sono i rischi associati. Perché sì, anche questi strumenti, sebbene tendenzialmente più sicuri delle azioni, espongono a dei rischi.
Chi non risica non rosica
Uno dei principali è quello di credito, ossia la possibilità che l’emittente non sia più in grado di pagare le cedole e/o restituire il capitale. Fino a qui, infatti, abbiamo dato per scontato che il debitore paghi quanto dovuto solo per rendere più lineare l’esposizione. Accade, ad esempio, che una società (o addirittura uno Stato) smetta di adempiere in conseguenza a difficoltà finanziarie importanti che possono sfociare in fallimento. In tal caso, il creditore perde i suoi soldi così come l’azionista che vende il titolo dopo un brusco calo di valore.
Nel tentativo di dare più strumenti in mano agli investitori per minimizzare questo rischio, nel tempo sono nate le agenzie di rating (come Moody’s o Standard & Poor’s). Attraverso analisi strutturate valutano la solidità finanziaria degli emittenti e assegnano un punteggio che riflette la loro affidabilità. Più basso è il rating, più alto è il rischio, ma anche più elevato il rendimento potenziale.
Il tassivolante
Un altro importante fattore di rischio è legato all’andamento dei tassi di interesse stabiliti dalle Banche Centrali. In poche parole, queste istituzioni fissano, tempo per tempo, il prezzo (il livello del tasso) a cui viene concessa liquidità alle Banche; le quali a loro volta la trasmettono al mercato svolgendo la loro attività caratteristica. Si tratta perciò del riferimento principale per stabilire il costo a cui tutti gli agenti economici possono ottenere denaro. Quando vai presso la tua filiale di fiducia a chiedere un prestito o un mutuo, ti viene proposto un certo tasso di interesse che dipende da quello generale fissato dalla BCE.
Ma questo come incide negativamente sulle nostre care obbligazioni? Abbiamo visto che ne esistono di diversi tipi, tra cui quelle a tasso variabile. Ce ne possono essere alcune indicizzate all’Euribor, per esempio, che è un altro tipo di tasso strettamente legato a quello generale. Ti basti sapere che i due si muovono nella stessa direzione. Se fossimo in una fase di politica monetaria espansiva e la BCE stesse tagliando progressivamente il livello dei tassi generali, il valore delle cedole andrebbe diminuendo, perché calcolate ad un tasso via via inferiore.
Potrebbe allora bastare non acquistare obbligazioni a tasso variabile penserai. Chiaramente non è così semplice. C’è un altro effetto da tenere in considerazione, che, in linea di massima, è trasversale: la diminuzione di valore delle obbligazioni stesse. Hai capito bene, come le azioni, anche queste possono perdere valore e ciò dipende anche dall’andamento dei tassi di interesse generali.
La domanda sorge spontanea (forse): se, come si è detto, questo strumento non fa altro che pagare regolarmente delle cedole e, alla fine, restituire il capitale prestato, tolto il caso del tasso variabile, cos’è che perde valore? La risposta è: assolutamente niente. A patto di detenere il titolo fino alla sua naturale scadenza, non si incorre in nessuna perdita.
Ipotizziamo però che, ad un certo punto della vita dell’obbligazione, per qualche ragione, hai bisogno di liquidare l’investimento in anticipo. È possibile farlo; questi strumenti, infatti, allo stesso modo delle azioni, sono regolarmente scambiati su mercati secondari (dell’usato, per così dire) che ne assicurano una quotazione costante.
L’obbligazione può essere venduta al prezzo di mercato corrente, che non corrisponde al valore totale dei flussi attesi. Ovvero: se possiedo un titolo che pagherà alla scadenza 1.120 euro totali (1.000 euro di capitale + 120 euro di cedole periodiche) e decido di venderlo prima sul mercato secondario, ricevo una cifra minore.
Per aiutarci visivamente a comprendere nel dettaglio quanto avviene, utilizziamo, come al solito, San Excel. Questa la situazione iniziale:

Ci sono i 1.000 euro investiti (hanno segno negativo perché sono un’uscita), le tre cedole annuali di 30 euro e la restituzione finale del capitale insieme all’ultima liquidazione di interessi. Totale all’01/01/2024: 1.120 euro.
Per il resto, a parte alcune informazioni di rito, come rendimento nominale e tir, quello che più ci interessa è il van. No, non mi riferisco ad uno storico pulmino Volkswagen, ma ad una metrica finanziaria rilevante all’origine della dinamica in esame. Come puoi notare confrontando il valore attuale delle cedole (che hanno lo stesso importo nominale), più ci si allontana dal momento iniziale, più questo si abbassa. Ciò accade perché il van “attualizza”, ad un tasso prescelto, l’importo totale che riceverò in futuro. Il primo gennaio 2021 è passato solo un anno quando si ricevono i primi 30 euro. 365 giorni non sono un tempo molto grande, per cui l’effetto dell’attualizzazione (che prende in considerazione il momento inziale, ovvero l’01/01/2020) è minimo. Nel 2023, invece, è passato più tempo (sempre partendo dall’01/01/2020) e difatti il van si abbassa.
La relazione tra questo e il tempo trascorso dal momento iniziale è perciò inversa. In pratica, essendo che in finanza il tempo è denaro – letteralmente – più un flusso ha scadenza lontana, meno siamo disposti ad avere se lo riceviamo prima. E perché? Semplicemente perché potresti investire questa cifra ricevuta in anticipo in altre attività, che, nell’arco tempo del primo investimento, fanno raggiungere il medesimo risultato finale.
Pensa di perderti in un deserto e vagare per giorni. Quando sei ormai allo stremo delle forze dal nulla compare un beduino che ti dà un’opzione: preferisci avere una cesta di mele subito o tra un anno? Cosa risponderesti? Mi sembra ovvio; se ricevi le mele oggi, puoi mangiarle immediatamente e sopravvivere. Non solo, una volta tornato a casa grazie all’aiuto del beduino, puoi anche piantare i semi della mela e far crescere un albero che produrrà molte più mele in futuro. Inutile dire che, se invece aspetti un anno, non solo non potrai piantare niente ma rischi anche di lasciarci le penne…
Bene. Ma tornando alla questione principale, cosa succede se decido di vendere la mia obbligazione prima? Diciamo l’01/01/2022? Ecco qui:

Al posto dei 1.090 euro nominali residui, il van, calcolato al solito tasso del 3%, rappresenta il valore di mercato in quel momento, che è pari 1.000 euro. Il compratore ti pagherà questo importo nel 2022, per poi incassare 30 euro nel 2023 e 1.030 euro nel 2024. Ti risparmio i calcoli: anche lui, così, ottiene una remunerazione del 3% annuo.
Spero che tu abbia capito un po’ meglio il concetto. Ora però non mollare, perché dobbiamo fare un passo successivo nel ragionamento. Il tasso di interesse di riferimento nella nostra ipotesi era del 3 %, allineato al tir dello strumento (che, come sappiamo, rappresenta il tasso di rendimento). Infatti, il van all’01/01/2020 è pari a 1.000 euro, ossia esattamente l’importo capitale dell’investimento. Cosa succederebbe se la BCE, qualche secondo dopo il tuo acquisto, alzasse al 4% il tasso generale (spoiler, manco Fantozzi una sfiga così…)? Vediamolo:

Niente di buono… Il valore della tua obbligazione scende improvvisamente a 963 euro ca. In poche parole, perdi soldi. O meglio, li perderesti, se, per qualche ragione, avessi necessità di vendere il tuo strumento. Con il rialzo eseguito dalla Banca Centrale, le future obbligazioni pagano una cedola più consistente e diventano l’oggetto del desiderio del mercato. Nessuno sulla carta vuole più le vecchie, a meno che non possano essere acquistate ad un prezzo ridotto. E la differenza deve essere tale da compensare le cedole più basse. Ecco il motivo per cui il valore sul secondario scende; per permettere ad eventuali investitori di realizzare i medesimi guadagni che offrono le nuove obbligazioni.
Che voto mi dai?
Alla luce di quanto detto sino a qui, si comprende quali siano i principali elementi da valutare di questi strumenti.
Importantissimo controllare il rating, ossia il “voto” che Agenzie specializzate assegnano ad ogni obbligazione in base alle loro caratteristiche. Anche se non si tratta della soluzione a tutti i mali, è senza dubbio uno strumento utile per valutare il rischio emittente, che, come abbiamo visto, ci fa capire qual è la probabilità di non ricevere il nostro denaro.
Verificare poi il rendimento a scadenza o YTM (Yeld To Maturity). In pratica, ti basterà calcolare il tir (con Excel), così come fatto negli esempi sopra esposti. Questa metrica rappresenta bene il guadagno derivante dall’investimento in un titolo di debito.
Valutare la fase macroeconomica in corso. Ad esempio, in un ciclo restrittivo, caratterizzato da un progressivo aumento dei tassi generali, sarebbe meglio evitare di comprare obbligazioni a medio-lungo termine. In uno scenario del genere, considerando che sul mercato vengono emessi bond a tassi progressivamente più alti, le obbligazioni più vecchie rischiano di vedere ridimensionato considerevolmente il loro valore. L’indicazione rimane tanto più valida, quanto più basso è il livello di partenza dei tassi prima dell’inizio della stretta da parte delle Banche Centrali.
Conclusione
In conclusione, sebbene le obbligazioni siano spesso percepite come un porto sicuro per chi vuole evitare la volatilità tipica dei mercati azionari, non sono esenti da rischi. Il rischio di credito, ossia la possibilità che l’emittente non riesca a ripagare cedole o capitale, nonché l’impatto dei tassi di interesse sul loro valore sono due elementi cruciali da tenere sempre in considerazione.
Vale sempre la regola “chi non risica, non rosica”. Imparare a conoscere gli strumenti, i rischi e le opportunità che ci circondano ti permetterà di prendere decisioni più consapevoli e di costruire una strategia adatta ai tuoi obiettivi. Perché, in fondo, l’arte di investire passa anche dal saper bilanciare rischio e rendimento, non credi?
Stay tuned!
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Nota: le informazioni condivise sono di natura generale; eventuali valutazioni operative richiedono le verifiche e la documentazione previste.
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