14. Come i grandi cambiamenti globali trasformano i portafogli di investimento

Disclaimer: i contenuti hanno finalità informativa generale e non costituiscono raccomandazioni e/o consigli personalizzati. Investire comporta rischi di perdita.

11–16 minuti

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  1. Introduzione
  2. Un occhio al futuro
  3. Green è meglio
  4. Skynet
  5. “Who wants to live forever?”
  6. Nessuno ha la sfera di cristallo
  7. Conclusione

Introduzione

Come senz’altro saprai, mio caro appassionato di finanza personale, i mercati finanziari non si muovono in un vuoto etereo e indipendente. Al contrario, ogni giorno nuovi eventi macro e microeconomici li influenzano direttamente, contribuendo a plasmarne il corso. Esistono anche delle forze che potremmo definire di lungo periodo, note come “megatrend”, che vanno ben oltre la volatilità stagionale. Si tratta infatti di spinte globali, radicate nei cambiamenti socio-demografici, tecnologici e ambientali, capaci di incidere sulle fondamenta di interi settori e di ridisegnare la mappa delle opportunità economiche.

Secondo un rapporto del World Economic Forum del 2022, i megatrend costituiscono la principale fonte di vantaggio competitivo per le aziende e gli Stati che scelgono di allinearsi ai nuovi scenari economici. Partendo da questa premessa, risulta difficile ignorare questi fattori, poiché la loro influenza tende a crescere col passare degli anni, generando nel tempo delle vere e proprie transizioni strutturali. Chi investe oggi nei megatrend intende cavalcare l’evoluzione dei consumi, le svolte nella tecnologia, le esigenze legate al clima e la trasformazione dei mercati emergenti.

Non è raro che, all’interno di un portafoglio bilanciato, la componente dedicata ai megatrend arrivi a costituire una parte significativa. Riconoscere i grandi cambiamenti in atto e posizionarsi in anticipo rispetto alle trasformazioni, infatti, potrebbe contribuire ad incrementare il valore dei tuoi investimenti. È una scelta che implica visione strategica e studio approfondito di fonti autorevoli, la quali pubblicano con regolarità analisi dettagliate sui trend globali.

Non basta insomma seguire gli indicatori macroeconomici. È necessario un approccio multidisciplinare in cui si valutano le conseguenze di cambiamenti demografici, avanzamenti tecnologici e mutamenti geopolitici. Il vantaggio di questo metodo è duplice: da un lato, si acquisisce una maggiore consapevolezza delle dinamiche di mercato; dall’altro, si punta a ridurre l’esposizione ai rischi ciclici o all’“effetto moda”, focalizzandosi su trend dal respiro più ampio, sostenuti da analisi consolidate.

Un occhio al futuro

A questo punto ti starai forse domandando quali siano le forze in grado di aprire spiragli di crescita illimitata e, allo stesso tempo, far tremare intere economie. In prima linea si trovano sicuramente i cambiamenti demografici, che ridisegnano i flussi di consumo, di risparmio e di spesa pubblica. Secondo proiezioni delle Nazioni Unite, entro il 2050 la popolazione mondiale supererà i 9,7 miliardi di individui, con un numero crescente di anziani e un radicale spostamento dell’asse demografico verso l’Asia e l’Africa. L’aumento della longevità, unito all’urbanizzazione accelerata, sta già influenzando i sistemi pensionistici e la domanda di cure sanitarie.

La tecnologia rappresenta un altro importante vettore di cambiamento. Basti pensare a quanto sia mutato il modo in cui si produce, si distribuisce o si consuma anche solo rispetto a 20 anni fa. L’avvento di internet ha trasformato la nostra società, generando nuove tipologie di lavoro e innalzando l’asticella della competizione tra imprese. Secondo una ricerca di McKinsey & Company, l’adozione delle nuove tecnologie potrebbe far crescere il PIL globale di un ulteriore 1,2% all’anno entro il 2030, creando ricchezza diffusa ma anche innescando una serie di sfide, tra cui necessità di formazione continua e di riconversione professionale.

Non si deve poi trascurare la geopolitica che negli ultimi anni è tornata prepotentemente alla ribalta. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, ad esempio, ha stravolto l’intero mercato energetico e delle materie prime, innescando volatilità nei prezzi del gas e del petrolio, e costringendo i Paesi europei a ripensare la propria dipendenza dalle fonti fossili. In questo contesto, gli investimenti in materie prime e infrastrutture energetiche assumono una valenza cruciale, contribuendo a tracciare nuove rotte di sviluppo economico. Poi ci sono le tensioni commerciali tra grandi potenze (USA e Cina in primis), i rischi di nuove guerre fredde tecnologiche e la ricerca di inedite alleanze strategiche; tutti fattori che influenzano direttamente la stabilità dei mercati.

I megatrend emergono, quindi, dalla combinazione di questi fattori e l’investitore che vuole comprendere a fondo questa complessa partita non può limitarsi alle notizie del giorno. Occorre invece costruire una prospettiva di lungo termine, partendo dai dati disponibili e cercando di interpretare i segnali che già oggi indicano in che direzione sta andando il mondo.

Green è meglio

Uno dei temi più caldi tra i megatrend riguarda la transizione energetica, un processo che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), entro il 2050 dovrebbe condurre a una riduzione significativa dell’uso di combustibili fossili a favore di fonti rinnovabili. La necessità di contenere l’impatto dei cambiamenti climatici ha spinto governi e organizzazioni internazionali a promuovere investimenti senza precedenti in tecnologie pulite, favorendo lo sviluppo di pannelli solari di nuova generazione, impianti eolici offshore e sistemi di stoccaggio dell’energia sempre più efficienti.

L’Europa ha accelerato il passo con il Green Deal, un insieme di misure volte a rendere il continente a impatto climatico zero entro il 2050. Gli Stati Uniti, a loro volta, hanno varato il cosiddetto Inflation Reduction Act, che prevede incentivi fiscali e agevolazioni agli investimenti nelle fonti rinnovabili. I settori tradizionali, come l’automotive o l’oil & gas, stanno quindi entrando in una fase di profonda trasformazione.

Per gli investitori si aprono prospettive interessanti: la domanda di tecnologie pulite e di soluzioni per l’efficienza energetica cresce continuamente, sostenuta anche dalle normative sempre più stringenti in materia di emissioni e di tutela ambientale. Secondo un rapporto di BloombergNEF, il mercato globale delle rinnovabili è destinato a quadruplicare nei prossimi vent’anni, trascinato soprattutto dai Paesi emergenti, che vedono nelle energie pulite un’opportunità per ridurre la dipendenza dall’estero e favorire lo sviluppo delle economie locali.

Nel frattempo, la transizione energetica impone anche nuove sfide: la domanda di materie prime come litio, cobalto e nichel sta crescendo, sollevando questioni di sostenibilità e approvvigionamento. Le imprese che sapranno coniugare innovazione tecnologica e responsabilità sociale otterranno probabilmente un vantaggio competitivo di lungo termine, mentre chi resterà ancorato a modelli di business obsoleti rischia di trovarsi fuori mercato.

Skynet

Da oltre un decennio, la digitalizzazione percorre i settori economici come un fiume in piena. E-commerce, cloud computing, data analytics e più di recente l’intelligenza artificiale sono diventati elementi costitutivi di qualunque strategia aziendale che guardi al futuro. Secondo la Banca Mondiale, la “digital economy” contribuisce oggi a oltre il 15% del PIL globale, una quota destinata ad aumentare con l’avvento di nuove soluzioni AI. È facile notare come questo trend abbia rivoluzionato il concetto stesso di competizione: la digital transformation non è più un elemento tattico di cui avvantaggiarsi ma una vera e propria necessità.

L’intelligenza artificiale, in particolare, ha scatenato una corsa agli investimenti in ricerca e sviluppo. Le big tech, da Google a Microsoft, passando per Meta (ex Facebook) e Amazon, stanno investendo miliardi di dollari per perfezionare questa tecnologia. L’obiettivo è offrire servizi personalizzati, migliorare i processi interni e, soprattutto, anticipare i bisogni dei consumatori. A trarne vantaggio non sono soltanto le aziende di software; anche il settore manifatturiero, la logistica o la sanità stanno abbracciando queste innovazioni, integrandole lungo la catena del valore.

Uno degli esempi più eclatanti riguarda il mondo finanziario. Le fintech competono sempre più con le banche tradizionali su diversi terreni: si va dai pagamenti digitali fino alle piattaforme di trading, passando per i servizi di consulenza. I dati di Statista indicano che entro il 2030 le transazioni digitali rappresenteranno oltre il 75% del volume complessivo delle operazioni in molte economie sviluppate. Nel frattempo, l’AI trova già concreta applicazione in campi come la valutazione del merito creditizio, la gestione del rischio nonché l’individuazione di frodi.

Dal punto di vista di chi investe, il potenziale della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale si traduce in un’ampia gamma di opportunità. Società specializzate nella produzione di semiconduttori e componenti high-tech, ad esempio, o start-up che sviluppano soluzioni AI per settori di nicchia, come la diagnostica medica. Tuttavia, esiste anche un crescente dibattito sull’impatto etico e sociale di queste tecnologie, che da un lato promettono di migliorare la produttività, ma dall’altro sollevano interrogativi su privacy, sicurezza dei dati e possibili discriminazioni algoritmiche. Chi sceglie di investire in questo settore deve, dunque, valutare con attenzione sia le potenzialità di rendimento, sia i rischi legati a un contesto in rapidissima evoluzione e soggetto a una probabile intensificazione del quadro regolatorio.

“Who wants to live forever?”

Quando temi demografici come la crescita della popolazione mondiale o l’aumento dell’aspettativa di vita incrociano la medicina e la ricerca scientifica danno origine a un megatrend che vale centinaia di miliardi di dollari. Le inevitabili esigenze legate a doppio filo a queste trasformazioni, nonché, in generale, la maggiore attenzione al benessere fisico e mentale, stanno portando a un’esplosione della domanda di servizi e prodotti legati alla salute. Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la spesa globale per l’assistenza sanitaria crescerà di oltre il 5% annuo fino al 2030, trainata soprattutto dai Paesi emergenti, dove la classe media in espansione richiede strutture ospedaliere migliori e prodotti farmaceutici più sofisticati.

Ma non si tratta soltanto di farmaci e ospedali. Il settore del benessere sta conquistando una quota crescente del reddito disponibile dei consumatori. E di conseguenza, palestre, integratori alimentari, servizi di telemedicina, app dedicate al monitoraggio dei parametri vitali, ecc., rappresentano segmenti in rapida ascesa. La rivoluzione digitale, poi, supporta questa tendenza; grazie a wearable device e piattaforme online, le persone possono tenere sotto controllo il proprio stato di salute in tempo reale, ricevendo consigli personalizzati su attività fisica e regimi alimentari.

Le aziende biotech e farmaceutiche beneficiano di questa spinta verso la longevità attiva. In particolare, la ricerca sul genoma umano e le terapie cellulari avanzate promettono di portare a soluzioni personalizzate per patologie finora difficili da trattare. Di conseguenza investitori e venture capitalist hanno moltiplicato l’attenzione verso le startup che operano in questo ambito, generando operazioni di funding da record. Secondo i dati di CB Insights, il capitale di rischio investito in biotech ha raggiunto i 23 miliardi di dollari a livello globale nel 2022, con una progressione costante che ha resistito persino alle turbolenze macroeconomiche.

Per l’investitore interessato a trarre vantaggio da questa “rivoluzione della longevità”, la sfida è capire quale sotto-segmento offra il migliore potenziale di crescita e, allo stesso tempo, il livello di rischio accettabile. Le grandi case farmaceutiche possono vantare pipeline ricche di nuovi farmaci e l’accesso a mercati globali, ma devono affrontare anche numerose scadenze di brevetto e possibili controversie legate alla sicurezza dei prodotti. Le piccole realtà innovative, invece, spesso dispongono di tecnologie dirompenti, ma non sempre riescono a ottenere i permessi burocratici necessari, o a garantire la solidità finanziaria nel lungo periodo.

Tuttavia, è innegabile che salute, benessere e longevità stiano diventando un punto focale per la società contemporanea. E si prevede che questa tendenza accelererà ulteriormente, man mano che la popolazione mondiale invecchia e cresce la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura di corpo e mente in modo integrato.

Nessuno ha la sfera di cristallo

Si è da subito messa in luce l’importanza di svolgere una solida analisi di questi fenomeni allo scopo di distillare quelli eleggibili a tendenze di lungo periodo dal complesso delle mode passeggere. Ciononostante, bisogna essere consapevoli che selezionare attivamente uno o più megatrend su cui investire implica inevitabilmente un’attività previsionale, con tutti i rischi che ne conseguono. Le analisi di mercato, per quanto dettagliate e fondate su dati di istituzioni affidabili, rimangono proiezioni soggette a margini di errore. Anche gli studi più autorevoli di fonti come McKinsey, Goldman Sachs o altre istituzioni, che forniscono scenari ampiamente plausibili, non garantiscono la certezza che un trend si realizzi nei tempi e nelle modalità ipotizzate. Un esempio lampante si è osservato durante la pandemia di Covid-19, quando l’accelerazione del digitale è stata assai più rapida di quanto indicassero i rapporti precedenti, stravolgendo modelli di business e aspettative di crescita.

Il rischio previsionale incide sulla costruzione di un portafoglio focalizzato sui megatrend, perché spinge l’investitore a valutare la robustezza delle fonti e l’ampiezza dei possibili scenari futuri. Concentrarsi su un’unica ipotesi di sviluppo, ad esempio, potrebbe esporre a sorprese ancora più negative qualora quel trend non si manifesti con l’intensità o la rapidità attese o, peggio ancora, si sgonfi definitivamente. Alcune rivoluzioni, ritenute imminenti, hanno faticato a prendere piede, mentre altre si sono concretizzate con straordinaria velocità.
Un approccio più prudente consiste nell’affidarsi a differenti prospettive, adottando cioè analisi di scenario in cui si ipotizzano vari gradi di successo di un trend e, allo stesso tempo, valutando anche gli impatti dei cigni neri. In questo modo, diventa possibile modulare i pesi del portafoglio e definire strategie di uscita o di ribilanciamento in base all’evoluzione dei fatti. Oltre ai dati e alle analisi storiche, occorre monitorare costantemente i segnali qualitativi, come l’avanzamento di nuove regolamentazioni, l’orientamento dei consumatori e i cicli d’investimento in ricerca e sviluppo.
In quest’ottica, la diversificazione si conferma un principio basilare. Investire in una pluralità di strumenti e settori aumenta la probabilità di mitigare gli shock che inevitabilmente si presentano quando si naviga in mari così vasti e in rapida evoluzione. Il futuro però rimane per sua natura incerto e ogni previsione si accompagna a un coefficiente di pericolo. Se coerentemente al proprio profilo, agli obiettivi e all’orizzonte temporale si decide di cavalcare queste tendenze, quantomeno una gestione intelligente del rischio è necessaria. Ciò significa trovare un ragionevole equilibrio tra il desiderio di sfruttare la crescita potenziale e la necessità di proteggere il capitale, rendendo la propria strategia più resiliente di fronte all’inevitabile dinamismo dei mercati globali.

Conclusione

I megatrend rappresentano un faro puntato verso il futuro. Ridefiniscono le regole del gioco, generando transizioni che, sul lungo periodo, cambiano radicalmente il nostro modo di vivere e il volto dei mercati. Per l’investitore di oggi è difficile ignorare questi fenomeni, nella convinzione che possano rappresentare opportunità di investimento in settori con un’importante crescita potenziale.

Una volta accettata la rilevanza dei megatrend, si apre la sfida di mettere in pratica questo approccio. Scegliere un tema di investimento di lunga durata non basta se non si valutano con cura tutti gli aspetti rilevanti. Inoltre, l’orizzonte temporale gioca un ruolo determinante: i megatrend richiedono pazienza, capacità di guardare al di là dei cicli economici e disponibilità a sostenere la volatilità di breve termine.

In questo percorso, la diversificazione resta un principio guida. Anche il trend apparentemente più solido può attraversare momenti di incertezza. Proteggere il capitale significa considerare più di una direttrice di sviluppo e mantenere un equilibrio tra diverse esposizioni. Altrettanto cruciale è integrare considerazioni etiche e di sostenibilità, poiché il futuro non potrà prescindere dall’attenzione all’ambiente e dal rispetto dei diritti umani.

L’investitore che si muove con consapevolezza in questo contesto può aspirare a performance interessanti. L’analisi accurata dei trend e la prudenza nell’implementazione della strategia sono gli elementi fondamentali per evitare di incappare in semplici mode passeggere. In definitiva, la differenza la fa un approccio professionale, basato su dati e studi autorevoli, in grado di coniugare ambizione e responsabilità, visione del futuro e pragmatismo.

Altrettanto essenziale, come sempre, è valutare la congruità della strategia rispetto al proprio profilo e alle altre variabili soggettive. Non si deve dimenticare che, per quanto si parli di grandi settori e tendenze di lungo periodo (piuttosto che della selezione di singoli titoli in base al momentum), c’è sempre una componente previsionale. E, come ogni volta che ci si espone in tal senso, il rischio di errore è concreto; per quanto si faccia ricorso ad analisi strutturate e dati solidi, difatti, nessuno può realmente sapere cosa accadrà domani.

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