30. Sai cosa si intende per tokenizzazione degli asset reali?

Disclaimer: i contenuti hanno finalità informativa generale e non costituiscono raccomandazioni e/o consigli personalizzati. Investire comporta rischi di perdita.

17–26 minuti

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  1. Riepilogo Rapido
  2. Dal possesso al token, la rivoluzione silenziosa degli asset reali
  3. Cosa significa tokenizzare un asset reale
  4. Lo stato dell’arte della tokenizzazione degli asset reali
  5. Cosa cambia per chi investe
  6. I rischi che nessuno dovrebbe sottovalutare
  7. Uno sguardo al futuro della tokenizzazione degli asset reali

Riepilogo Rapido

La tokenizzazione degli asset reali consiste nella rappresentazione digitale di strumenti finanziari e beni tangibili su piattaforme programmabili basate su blockchain. I maggiori gestori patrimoniali del mondo, da BlackRock a JPMorgan a Franklin Templeton, stanno già operando in questo spazio con prodotti che gestiscono miliardi di dollari. La BIS la definisce il prossimo passo logico nell’evoluzione del sistema monetario. L’IMF ne ha analizzato il potenziale per ridurre le inefficienze di mercato. McKinsey stima una capitalizzazione tokenizzata di due trilioni di dollari entro il 2030.

Per chi investe i benefici potenziali sono significativi; ad esempio, accesso frazionato ad asset prima riservati agli istituzionali, operatività continua, regolamento istantaneo e maggiore trasparenza. I rischi lo sono altrettanto se si pensa alla liquidità secondaria ancora insufficiente, al quadro regolamentare in evoluzione, alla vulnerabilità degli smart contract e alla concentrazione delle stablecoin in dollari.

L’adozione procederà a ondate. La prima, già in corso, coinvolge titoli di stato, fondi monetari e pronti contro termine. Le successive si estenderanno progressivamente a credito privato, immobiliare e private equity. Il regolamento MiCA ha posto le basi normative in Europa, ma il percorso verso la piena maturità richiederà anni di sviluppo infrastrutturale e regolamentare.

Le raccomandazioni ragionevoli sono due. Evitare mosse precipitose su un mercato ancora in fase embrionale. Al contempo investire tempo nella comprensione di una trasformazione che, se manterrà anche solo una parte delle sue promesse, cambierà in modo strutturale il modo in cui si accede ai mercati finanziari. Le rivoluzioni infrastrutturali della finanza hanno sempre premiato chi le ha comprese prima degli altri.

Dal possesso al token, la rivoluzione silenziosa degli asset reali

Nel gennaio 2024 Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock (il più grande gestore patrimoniale al mondo con oltre dieci trilioni di dollari in gestione), dichiarava che ogni azione e obbligazione finirà per vivere su un unico registro digitale condiviso [1]. Considerando che stiamo parlando del vertice di una società che da decenni detta le regole della finanza istituzionale, l’affermazione non può essere presa sottogamba. Anzi, conferisce alla tokenizzazione degli asset reali una credibilità che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile.

A distanza di due anni da quella dichiarazione il quadro si evolve rapidamente. BlackRock lancia BUIDL, un fondo monetario tokenizzato sulla blockchain ethereum che supera i due miliardi di dollari di patrimonio, diventando uno dei prodotti a crescita più rapida nella storia degli strumenti finanziari digitali [2]. Franklin Templeton e JPMorgan si muovono nella stessa direzione, con fondi e piattaforme operative che processano volumi nell’ordine di trilioni. Nasdaq presenta alla SEC una richiesta formale per poter negoziare titoli tokenizzati accanto a quelli tradizionali. L’epoca degli esperimenti è terminata, si parla di infrastruttura finanziaria già in costruzione.

Il contesto istituzionale amplifica ulteriormente il segnale. Il World Economic Forum, in un report dedicato alla tokenizzazione nei mercati finanziari pubblicato nel maggio 2025, documenta un’accelerazione dell’interesse che coinvolge emittenti sovrani, banche d’investimento e gestori patrimoniali su scala globale [3]. McKinsey prevede che la capitalizzazione complessiva degli asset tokenizzati potrebbe raggiungere i due trilioni di dollari entro il 2030, escludendo criptovalute e stablecoin. Nel suo outlook tematico per il 2026 BlackRock inserisce la tokenizzazione tra le forze strutturali che stanno ridisegnando i mercati in modi senza precedenti [4].

Eppure, la portata di questa trasformazione resta in gran parte invisibile al risparmiatore comune. Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla volatilità di bitcoin o sulle promesse dell’intelligenza artificiale, sotto la superficie si sta ridisegnando il modo in cui gli asset finanziari vengono creati, scambiati, posseduti e regolati. La Banca dei Regolamenti Internazionali, l’istituzione che coordina le banche centrali di tutto il mondo, definisce la tokenizzazione come il prossimo passo logico nell’evoluzione del sistema monetario e finanziario. L’IOSCO, l’organismo internazionale che riunisce le autorità di vigilanza sui mercati, pubblica nel novembre 2025 un report dedicato esclusivamente a questo fenomeno. Il Fondo Monetario Internazionale produce un framework analitico per valutarne l’impatto sulle inefficienze dei mercati finanziari.

Siamo di fronte a una convergenza rara. I più grandi gestori patrimoniali, le principali borse valori, le banche centrali e i regolatori internazionali stanno tutti guardando nella stessa direzione. Vero è che la storia della finanza è costellata di innovazioni annunciate come rivoluzionarie e poi ridimensionate dalla realtà. Ma la densità di capitale istituzionale e di attenzione regolatoria che si sta concentrando su questo tema è quantomeno rilevante.

Cosa significa tokenizzare un asset reale

Per comprendere la tokenizzazione conviene partire da un’analogia concreta. Immaginate un edificio del valore di dieci milioni di euro nel centro di Milano. Oggi, per possederne una quota, servono capitali importanti, intermediari legali, notai, tempi burocratici significativi e una serie di passaggi che rendono l’operazione accessibile solo a pochi. La tokenizzazione trasforma quella proprietà in migliaia di token digitali, ciascuno rappresentativo di una frazione dell’edificio, registrati su una blockchain e trasferibili in pochi secondi a chiunque nel mondo disponga di un portafoglio digitale compatibile. Il palazzo resta esattamente dov’è. Ciò che cambia è il modo in cui la sua proprietà viene rappresentata, suddivisa e scambiata.

In termini più precisi, la tokenizzazione consiste nella creazione di rappresentazioni digitali di asset finanziari o reali su una piattaforma programmabile, tipicamente basata su tecnologia a registro distribuito [5]. La definizione adottata dal Fondo Monetario Internazionale è volutamente neutrale rispetto alla tecnologia sottostante, perché ciò che conta non è il tipo specifico di blockchain utilizzata, bensì le proprietà funzionali che questa abilita. Chi desidera approfondire il funzionamento della blockchain può fare riferimento all’articolo 25 del blog, dedicato interamente a questa tecnologia.

Il processo di tokenizzazione di un asset reale richiede un ponte affidabile tra il mondo digitale e quello fisico. Il BIS-CPMI sottolinea che quando un token rappresenta un asset esistente al di fuori della blockchain, servono intermediari regolamentati che ne custodiscano il sottostante e ne garantiscano il collegamento giuridico con la rappresentazione digitale [6]. La solidità di questo collegamento è ciò che determina il valore e la credibilità del token. Solo quando la catena di custodia, la verifica del titolo legale e la validazione del valore di mercato sono assicurate, un contratto intelligente (ovvero un programma informatico che esegue automaticamente determinate operazioni al verificarsi di condizioni predefinite) può generare i token digitali sulla blockchain.

Questa architettura a più livelli è ciò che distingue la tokenizzazione seria dalle emissioni speculative di token che hanno caratterizzato le fasi più turbolente del mercato crypto. Quando BlackRock lancia BUIDL non sta semplicemente mettendo un’etichetta digitale su un fondo monetario. Sta costruendo un’infrastruttura di conformità istituzionale attorno all’efficienza della blockchain.

Le proprietà che rendono la tokenizzazione potenzialmente trasformativa sono essenzialmente tre. La prima è la programmabilità, la capacità di incorporare regole automatiche direttamente nell’asset. Un’obbligazione tokenizzata può pagare le cedole automaticamente alla scadenza, senza bisogno di intermediari che processino il pagamento. La seconda è la componibilità, la possibilità di combinare diversi asset tokenizzati in strutture nuove, creando prodotti finanziari personalizzati con un grado di flessibilità impensabile nell’infrastruttura tradizionale. La terza è la condivisione del registro, il fatto che tutti i partecipanti operino sullo stesso libro mastro digitale, eliminando la necessità di riconciliazioni tra sistemi diversi che oggi rappresentano una delle maggiori fonti di costo e di errore nei mercati finanziari.

La BIS sottolinea un aspetto cruciale a questo proposito. Nei sistemi attuali il trasferimento di un asset finanziario richiede tre operazioni separate: l’addebito sul conto del venditore, l’accredito sul conto dell’acquirente e il regolamento finale presso la banca centrale. La tokenizzazione permette di fondere questi tre passaggi in un’unica operazione simultanea, uno scambio sincronizzato in cui ogni trasferimento avviene solo se tutti gli altri si completano nello stesso istante [7]. È un cambiamento apparentemente tecnico che elimina alla radice il rischio che una parte consegni l’asset senza ricevere il pagamento, un problema che i mercati tradizionali gestiscono attraverso stanze di compensazione, margini e tempi di attesa che costano miliardi ogni anno all’industria finanziaria globale.

Lo stato dell’arte della tokenizzazione degli asset reali

Nel 2025 il valore complessivo degli asset tokenizzati su blockchain raggiunge i 26,5 miliardi di dollari, con una crescita del 70% dall’inizio dello stesso anno [2]. Se si includono le stablecoin ancorate a valute fiat, che rappresentano la forma più elementare di tokenizzazione, il dato sale oltre i 225 miliardi. Sono numeri ancora marginali rispetto alle dimensioni dei mercati finanziari globali, dove il solo mercato obbligazionario supera i 150 trilioni di dollari; tuttavia, la traiettoria di crescita e la qualità degli attori coinvolti raccontano una storia diversa dalla semplice nicchia sperimentale.

La categoria che guida l’adozione è quella dei titoli di stato tokenizzati, in particolare i treasury statunitensi. I fondi monetari tokenizzati che investono in titoli del Tesoro USA raggiungono circa 8,7 miliardi di dollari di valore on-chain. La logica è intuitiva. I titoli di stato sono asset relativamente semplici da tokenizzare, godono di un profilo di rischio ben compreso e i contratti intelligenti possono automatizzare il pagamento degli interessi e la gestione del ciclo di vita del titolo con efficienza superiore rispetto ai sistemi tradizionali. Il fondo BUIDL di BlackRock, costruito sulla blockchain ethereum e investito in treasury a breve termine, ne è l’esempio più emblematico. Lanciato nel 2024, diventa il primo fondo tokenizzato a superare il miliardo di dollari di patrimonio gestito e continua a crescere fino a oltrepassare i due miliardi nel 2025. Franklin Templeton si muove in parallelo con il fondo Benji, operativo sulle blockchain stellar e polygon, mentre sul versante delle piattaforme native crypto Ondo Finance e Superstate contribuiscono a espandere l’offerta.

Il secondo fronte di adozione riguarda il credito privato tokenizzato, un segmento che genera miliardi di dollari di emissioni attraverso piattaforme come Centrifuge, Maple Finance e Figure Technologies. Quest’ultima diventa uno dei maggiori erogatori non bancari di linee di credito garantite da immobili residenziali negli Stati Uniti, con miliardi di dollari di volumi originati interamente su blockchain. Il prestito tokenizzato offre vantaggi concreti, dai dati in tempo reale sul registro condiviso all’automazione dei calcoli di pagamento tramite contratti intelligenti, passando per un’unica fonte di verità che riduce gli errori di riconciliazione.

Un terzo ambito in rapida evoluzione è quello dei pronti contro termine, gli strumenti con cui le istituzioni finanziarie si prestano denaro a breve termine scambiando titoli come garanzia. Goldman Sachs e altre grandi istituzioni processano oggi volumi mensili di repo nell’ordine dei trilioni di dollari su piattaforme tokenizzate, mentre JPMorgan opera attraverso la sua piattaforma Kinexys su infrastruttura blockchain. Il regolamento automatizzato e la gestione intragiornaliera della garanzia tramite smart contract riducono i costi operativi e migliorano l’efficienza del capitale, benefici che per operazioni di questa scala si traducono in risparmi nell’ordine di centinaia di milioni.

L’IOSCO, nel suo report finale del novembre 2025, conferma che l’adozione resta “incipiente e incrementale” ma in crescita costante, con un’attività commerciale concentrata soprattutto sulle obbligazioni sovrane, societarie e sui fondi monetari [8]. La maggior parte delle iniziative fa ancora affidamento su infrastrutture tradizionali per il trading secondario e la liquidità sui mercati tokenizzati rimane limitata rispetto alle controparti convenzionali. Siamo nella fase che McKinsey definisce della “prima ondata”, quella degli asset con il rapporto più favorevole tra benefici attesi e fattibilità tecnico-regolatoria. Le ondate successive, che coinvolgeranno asset meno liquidi e strutturalmente più complessi come il private equity, l’immobiliare e le materie prime, dipenderanno dalla solidità delle fondamenta che si stanno costruendo oggi.

Cosa cambia per chi investe

Se finora il discorso si è concentrato su istituzioni finanziarie e infrastrutture di mercato, è legittimo chiedersi cosa significhi tutto questo per un investitore individuale europeo. La risposta breve è che la tokenizzazione promette di abbattere alcune delle barriere storiche che separano il risparmiatore comune da intere categorie di asset. La risposta lunga richiede un esame attento per distinguere ciò che è già realtà da ciò che resta una prospettiva.

Il cambiamento più tangibile riguarda il frazionamento degli asset. Investire in un fondo di private equity richiede oggi soglie minime che partono da centomila euro e spesso raggiungono il milione, escludendo di fatto la stragrande maggioranza dei risparmiatori. Un immobile commerciale di pregio è ancora meno accessibile. La tokenizzazione consente di suddividere questi asset in frazioni arbitrariamente piccole, ciascuna rappresentata da un token acquistabile con importi contenuti. Non si tratta di un concetto radicalmente nuovo. La cartolarizzazione e i fondi comuni svolgono da decenni una funzione simile. La differenza sta nella granularità, nella velocità e nel costo dell’operazione. Dove oggi servono settimane di pratiche legali, strutture societarie dedicate e commissioni di intermediazione significative, la tokenizzazione comprime il processo in transazioni digitali eseguibili in pochi minuti a costi marginali. Secondo la survey BIS del 2024, quasi un terzo delle giurisdizioni attive nella tokenizzazione ha già emesso obbligazioni sovrane o corporate in forma tokenizzata, aprendo in diversi casi la partecipazione a categorie di investitori precedentemente escluse [9].

Il secondo aspetto rilevante è l’operatività continua. I mercati finanziari tradizionali operano in finestre temporali definite, tipicamente dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio nei giorni feriali, con variazioni a seconda della borsa. Un investitore europeo che volesse reagire a un evento di mercato verificatosi di domenica sera dovrebbe attendere l’apertura di lunedì mattina. I mercati tokenizzati funzionano ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, eliminando le discontinuità temporali che possono generare gap di prezzo e impedire una gestione tempestiva del portafoglio. Chi desidera investire in asset tokenizzati trova dunque un ambiente operativo potenzialmente più flessibile rispetto ai circuiti tradizionali.

Il terzo elemento è il regolamento istantaneo. Quando si acquista un’azione su una borsa tradizionale il trasferimento effettivo della proprietà avviene tipicamente dopo uno o due giorni lavorativi, un intervallo durante il quale il capitale resta immobilizzato. JPMorgan stima che l’eliminazione di questo tempo morto, attraverso il regolamento atomico reso possibile dalla tokenizzazione, potrebbe ridurre i costi di gestione patrimoniale di circa un quinto [10]. Per un singolo investitore retail l’impatto diretto è modesto, ma a livello di sistema i risparmi di efficienza si traducono in costi di intermediazione più bassi che nel tempo si riflettono sulle commissioni pagate dall’investitore finale.

Esiste poi un potenziale vantaggio in termini di trasparenza. Un registro condiviso e immutabile riduce le asimmetrie informative tra emittente e investitore. La composizione di un fondo tokenizzato, le transazioni effettuate e il valore degli asset sottostanti possono essere verificati in tempo reale da chiunque abbia accesso al registro, senza dover attendere rendiconti periodici. L’IMF osserva che questa maggiore condivisione delle informazioni potrebbe ridurre alcune frizioni classiche dei mercati finanziari, come i problemi di selezione avversa e di azzardo morale che storicamente aumentano i costi per gli investitori meno informati [5].

Va detto con chiarezza che molti di questi benefici restano parzialmente teorici per il risparmiatore europeo medio nel 2026. La liquidità sui mercati secondari tokenizzati è ancora limitata, l’offerta di prodotti accessibili da piattaforme regolamentate europee è in fase embrionale e il quadro normativo sta ancora prendendo forma. Tuttavia, la direzione del viaggio appare tracciata e comprenderne le implicazioni oggi significa potersi posizionare con consapevolezza quando questi strumenti diventeranno parte integrante del panorama finanziario europeo.

I rischi che nessuno dovrebbe sottovalutare

L’entusiasmo istituzionale per la tokenizzazione è fondato su vantaggi reali, ma sarebbe un errore grave presentare questa trasformazione senza esaminarne con rigore i limiti e le vulnerabilità. Il Financial Stability Board, nel suo report dell’ottobre 2024, identifica cinque categorie di vulnerabilità associate alla tokenizzazione basata su tecnologia a registro distribuito, tra cui mismatch di liquidità e scadenze, leva finanziaria, qualità e valutazione degli asset, interconnessione sistemica e fragilità operative [11]. Molte di queste rispecchiano quelle già note nella finanza tradizionale; tuttavia, la tecnologia sottostante può amplificarle in modi nuovi e ancora poco compresi.

Il primo rischio riguarda la liquidità. La tokenizzazione promette mercati più accessibili e operativi ventiquattro ore su ventiquattro, ma questa promessa si scontra con una realtà ancora molto diversa. L’IOSCO osserva che il trading secondario degli asset tokenizzati resta estremamente limitato, con la maggior parte degli scambi che avviene ancora attraverso infrastrutture tradizionali [8]. Possedere un token che rappresenta una quota di un immobile o di un fondo di credito privato non significa necessariamente poterlo vendere in tempi rapidi a un prezzo equo. La liquidità non è una proprietà intrinseca del token, bensì una funzione del numero di partecipanti al mercato e della profondità del libro ordini. Per molti asset tokenizzati questi due elementi sono oggi insufficienti.

Il secondo rischio è di natura regolamentare e presenta sfumature particolarmente rilevanti per l’investitore europeo. Il regolamento MiCA, entrato pienamente in vigore tra il 2024 e il 2025, costituisce il primo framework organico per la regolamentazione dei crypto-asset nell’Unione Europea [12]. Stabilisce requisiti di autorizzazione per i fornitori di servizi, obblighi di trasparenza per gli emittenti e tutele specifiche per gli investitori retail, incluso un diritto di recesso di quattordici giorni sugli acquisti diretti. Entro la prima metà del 2025 sono state rilasciate oltre quaranta licenze CASP nei paesi membri [13]. MiCA rappresenta un passo avanti significativo, ma copre i crypto-asset in senso ampio e non affronta in modo specifico tutte le complessità della tokenizzazione di asset finanziari tradizionali, che possono ricadere anche sotto la giurisdizione di MiFID II e di altre normative sui mercati mobiliari. Questa sovrapposizione crea zone grigie che il mercato sta ancora imparando a navigare.

Il terzo rischio è legato agli smart contract. L’IMF avverte che la programmabilità, la stessa proprietà che rende la tokenizzazione potente, introduce anche nuove fragilità [10]. Un errore nel codice di un contratto intelligente può propagarsi automaticamente attraverso catene di contratti interconnessi, creando quello che il Fondo Monetario descrive efficacemente come un “domino programmato”. A differenza di un errore umano, che può essere intercettato e corretto in corso d’opera, un bug in uno smart contract si esegue istantaneamente e irrevocabilmente. La storia recente della finanza decentralizzata offre numerosi esempi di vulnerabilità sfruttate con perdite nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari.

Esiste poi una dimensione di rischio geopolitico e monetario che merita attenzione. Le stablecoin denominate in dollari dominano attualmente il mercato con una quota vicina al 99% [14]. Tether e USDC detengono complessivamente più titoli di stato americani dell’Arabia Saudita [15]. Questa concentrazione significa che la tokenizzazione, nella sua forma attuale, rafforza la centralità del dollaro nel sistema finanziario globale. La BCE ha espresso preoccupazioni su questo punto, temendo che una diffusione incontrollata di stablecoin private possa erodere la sovranità monetaria europea [14]. La risposta istituzionale è in costruzione. Nove grandi banche europee, tra cui UniCredit, ING e CaixaBank, annunciano nel settembre 2025 la creazione di un consorzio per lanciare una stablecoin denominata in euro, con un lancio previsto non prima della seconda metà del 2026.

Il FSB sintetizza la questione con un principio prudenziale che ognuno dovrebbe tenere a mente. La tokenizzazione attualmente non rappresenta un rischio materiale per la stabilità finanziaria, data la sua scala ancora contenuta. Le implicazioni potrebbero tuttavia diventare significative se il settore crescesse rapidamente e se le vulnerabilità identificate non venissero adeguatamente presidiate dalla regolamentazione [11].

Uno sguardo al futuro della tokenizzazione degli asset reali

Prevedere la traiettoria esatta di una tecnologia finanziaria emergente è un esercizio intrinsecamente incerto e la storia insegna che le previsioni più audaci tendono a sottostimare i tempi e a sovrastimare l’impatto di breve periodo. Ciononostante, la densità di segnali istituzionali che circondano la tokenizzazione degli asset reali consente di tracciare alcune linee di tendenza ragionevolmente fondate.

La prima riguarda la direzione strategica delle banche centrali. La BIS, nel capitolo speciale del suo Annual Economic Report 2025, non si limita a descrivere la tokenizzazione come un’innovazione promettente. La posiziona come l’architettura portante del sistema monetario e finanziario di prossima generazione [7]. Il progetto Agorá, una collaborazione tra la BIS e sette banche centrali supportata da 43 istituzioni private, sta già testando l’uso della tokenizzazione per rendere i pagamenti transfrontalieri più rapidi, meno costosi e più trasparenti. La visione prevede un “registro unificato” in cui convivano riserve di banca centrale tokenizzate, moneta commerciale tokenizzata e titoli di stato tokenizzati, una trilogia che secondo la BIS potrebbe costituire la base di un ecosistema finanziario profondamente diverso da quello attuale. Si tratta di una prospettiva di medio-lungo termine, probabilmente nell’ordine del decennio, ma il fatto che sia la banca centrale delle banche centrali a promuoverla le conferisce un peso specifico difficile da ignorare. Il 91% delle 93 banche centrali intervistate dalla BIS nel 2024 sta del resto già esplorando qualche forma di valuta digitale [9].

La seconda tendenza concerne l’evoluzione regolatoria. Il principio guida che sta emergendo a livello internazionale è quello secondo cui stesse attività, stessi rischi e stessi risultati regolamentari dovrebbero applicarsi indipendentemente dalla tecnologia utilizzata; un approccio sostenuto sia dall’IOSCO sia dal Financial Stability Board. Questo implica che gli asset tokenizzati non dovrebbero ricevere un trattamento normativo privilegiato o penalizzante rispetto ai loro equivalenti tradizionali, bensì essere regolati in base alla loro sostanza economica. In Europa MiCA ha posto le fondamenta per i crypto-asset, ma la Commissione Europea ha già in programma report di valutazione che potrebbero estendere il perimetro normativo alle specificità degli asset finanziari tokenizzati [12]. Il DLT Pilot Regime, il regime sandbox dell’UE che consente di sperimentare infrastrutture di mercato basate su registro distribuito in un contesto regolamentato, rappresenta un ulteriore tassello di questo mosaico. La chiarezza regolatoria è unanimemente riconosciuta come il fattore determinante per il passaggio dalla sperimentazione all’adozione su larga scala.

La terza linea di tendenza è forse la più concreta per chi investe. McKinsey descrive l’adozione della tokenizzazione come un processo a ondate successive, dove ciascuna ondata è definita dal rapporto tra benefici attesi e fattibilità tecnico-regolatoria [1]. La prima ondata, già in corso, coinvolge depositi, fondi monetari, obbligazioni e pronti contro termine. La seconda includerà prestiti cartolarizzati, fondi alternativi e probabilmente una parte del mercato immobiliare. La terza, più lontana nel tempo, potrebbe estendersi ad azioni quotate, private equity e materie prime. Lo scenario base di McKinsey prevede due trilioni di dollari entro il 2030, con un massimo di quattro nello scenario ottimistico. Numeri ancora marginali rispetto ai mercati globali, ma sufficienti a generare un ecosistema con massa critica propria. Per l’investitore retail europeo il messaggio operativo è duplice. Da un lato, non c’è alcuna urgenza di azione immediata. La tokenizzazione è nelle sue fasi iniziali, i prodotti accessibili da piattaforme regolamentate UE sono ancora pochi e il rapporto rischio-opportunità non giustifica mosse precipitose. Dall’altro lato, sviluppare una comprensione solida di questo fenomeno rappresenta un vantaggio informativo che si accumulerà nel tempo. Le rivoluzioni infrastrutturali della finanza hanno sempre premiato chi le ha comprese per primo. Hélène Rey, economista di fama internazionale, scrive su Finance & Development dell’IMF che la tokenizzazione potrebbe ridisegnare i flussi di capitale globali con implicazioni paragonabili a quelle della digitalizzazione dei pagamenti [15]. Essere preparati a questo scenario è senza dubbio opportuno.

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Fonti:

[1] Banerjee, A., Sevillano, J., Higginson, M., Rigo, D. e Spanz, G., “From ripples to waves: The transformational power of tokenizing assets”, McKinsey & Company, 2024 — https://www.mckinsey.com/industries/financial-services/our-insights/from-ripples-to-waves-the-transformational-power-of-tokenizing-assets

[2] Animoca Brands, “RWA Tokenization Report 2025”; dati di mercato da RWA.xyz, 2025 — https://finance.yahoo.com/news/blackrock-plans-2t-real-world-213457339.html

[3] World Economic Forum, “Asset Tokenization in Financial Markets: The Next Generation of Value Exchange”, 2025 — https://reports.weforum.org/docs/WEF_Asset_Tokenization_in_Financial_Markets_2025.pdf

[4] CoinDesk, “BlackRock names crypto and tokenization as ‘themes driving markets’ in 2026”, 21 gennaio 2026 — https://www.coindesk.com/business/2026/01/21/blackrock-names-crypto-and-tokenization-as-themes-driving-markets-in-2026

[5] Agur, I., Villegas-Bauer, G., Mancini-Griffoli, T. e Martinez Peria, M.S., “Tokenization and Financial Market Inefficiencies”, IMF Fintech Note 2025/001, 2025 — https://www.imf.org/en/publications/fintech-notes/issues/2025/01/29/tokenization-and-financial-market-inefficiencies-561256

[6] BIS Committee on Payments and Market Infrastructures, “Tokenisation in the context of money and other assets: concepts and implications for central banks”, 2024 — https://www.bis.org/cpmi/publ/d225.pdf

[7] Bank for International Settlements, “The next-generation monetary and financial system”, Annual Economic Report 2025, Cap. III, 2025 — https://www.bis.org/publ/arpdf/ar2025e3.htm

[8] IOSCO, “Tokenization of Financial Assets”, Final Report FR/17/25, 2025 — https://www.iosco.org/library/pubdocs/pdf/IOSCOPD809.pdf

[9] Di Iorio, A., Kosse, A. et al., “Advancing in tandem – results of the 2024 BIS survey on central bank digital currencies and crypto”, BIS Papers No 159, 2025 — https://www.bis.org/publ/bppdf/bispap159.htm

[10] Agur, I., “What Is Tokenization?”, IMF Finance & Development, settembre 2025 — https://www.imf.org/en/publications/fandd/issues/2025/09/back-to-basics-tokens-finance-newest-oldest-innovation-itai-agur

[11] Financial Stability Board, “The Financial Stability Implications of Tokenisation”, 2024 — https://www.fsb.org/2024/10/the-financial-stability-implications-of-tokenisation/

[12] Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCA), Parlamento Europeo e Consiglio, 2023; ESMA, documentazione tecnica di implementazione, 2024-2025 — https://www.esma.europa.eu/esmas-activities/digital-finance-and-innovation/markets-crypto-assets-regulation-mica

[13] Skadden, Arps, Slate, Meagher & Flom LLP, “MiCA Update – Six Months in Application”, 2025 — https://www.skadden.com/insights/publications/2025/07/mica-update-six-months-in-application

[14] Oxford Law Blog, “Europe’s MiCA Moment: Racing Against Time in the Stablecoin Wars”, 2025 — https://blogs.law.ox.ac.uk/oblb/blog-post/2025/11/europes-mica-moment-racing-against-time-stablecoin-wars [15] Rey, H., “Stablecoins, Tokens, and Global Dominance”, IMF Finance & Development, settembre 2025 — https://www.imf.org/en/publications/fandd/issues/2025/09/stablecoins-tokens-global-dominance-helene-rey

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